Inaugurazione della mostra “Valerio Miroglio, il Giudizio universale”

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La mostra “Valerio Miroglio, il Giudizio universale”, che Palazzo Mazzetti ospiterà dal 6 maggio al 30 luglio 2017, riaccende i riflettori sull’opera e la figura di un artista astigiano sorprendente, proiettato nel panorama nazionale e nello stesso tempo legato alla città dove ha vissuto, con passione e ironia, intense stagioni politiche e culturali.
La mostra, che sarà inaugurata venerdì 5 maggio alle ore 18, è stata realizzata in collaborazione con l’associazione “Astigiani” e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e del Comune di Asti ed è inserita nel cartellone delle manifestazioni del Maggio astigiano.
In mostra opere di Miroglio, provenienti dalla famiglia e da collezioni private di Asti, Torino e Genova.
Nel Giudizio Universale si concentra la poetica dell’artista astigiano e la sua verve ironica e provocatoria, la stessa che lo vide impegnato per anni su vari fronti: dal giornalismo alla poesia, dalla scultura all’arte degli arazzi, dal teatro alla televisione. Il suo è sempre stato uno sguardo di lato, sorprendente e imprevedibile, in ogni caso mai banale.
L’allestimento curato dal nipote dall’artista Giacomo Goslino e Alessandro Ferraro, referenti dell’Archivio Valerio Miroglio,  ripresenta al pubblico Il Giudizio Universale: una riflessione pittorica, plastica e fotografica dell’affresco michelangiolesco della Cappella Sistina. Ne emerge la poetica di Miroglio: multiforme, citazionista, di carattere concettuale ma proiettata verso il ritorno alla figurazione ed espressa mediante una moltitudine di moduli espressivi, in sintonia con quanto il panorama nazionale sperimentava in quegli anni della seconda metà del Novecento.
Il catalogo (120 pagine, 20 euro) edito dalla Sagep di Genova in collaborazione con Astigiani è stato curato da  Sergio Miravalle. Sull’ ultimo numero della rivista è pubblicato un ampio ritratto, a più firme, dedicato a Valerio Miroglio.
La copertina del catalogo è di Luciano Rosso,  le foto delle opere sono di Giulio Morra e Costantin Pletosu.
Una curiosità. Tra le opere esposte c’è anche un tavolo scultura del 1981 che due anni fa era stato messo all’asta on line su un sito d’arte e che è stato acquisito da una “catena culturale” composta da  un gruppo di otto amici di Valerio Miroglio i quali hanno deciso di destinare l’opera alla collezione d’arte moderna di Palazzo Mazzetti.

L’artista

Valerio Miroglio (Cassano Magnago 1928- Asti 1991) e una personalità complessa del panorama artistico nazionale: pittore, scultore, giornalista, poeta, animatore culturale.
Alla fine della guerra, che lo vede impegnato giovanissimo tra le file partigiane con il fratello e i genitori,  inizia a disegnare e dipingere. Collabora con il circolo culturale “La Giostra” di Asti, con Eugenio Guglielminetti, Amelia Platone, Carla Masseroni. Entra in contatto con artisti delle avanguardie italiane ed europee.
Sviluppa anche l’attività giornalistica: frequenta e dirige le redazioni di vari settimanali astigiani, diventando punto di riferimento per un gruppo di giovani cronisti.
Esce dai confini della vita di provincia.  Dirige riviste di costume Io e Lui e letterarie Plexus, quest’ultima insieme a Fernanda Pivano, ed entra nella redazione de Il Caffè, fondato e diretto da Giambattista Vicari. Qui conosce i poeti visivi Adriano Spatola, Giulia Niccolai e Corrado Costa, con i quali inizia un rapporto di amicizia che porta alla nascita della rivista Tam Tam.
Sul fronte artistico già negli anni Cinquanta realizza cicli di monotipi a inchiostro su carta, le Quadrate legioni, l’Uomo e il cane, e grandi tele a tecnica mista, i Frammenti di memorie.
Artista originale e del tutto autonomo seppure vicino all’arte concettuale e al citazionismo, attraverso una continua sperimentazione di tecniche e materiali ha sviluppato una riflessione sul significato dell’arte e sul suo ruolo nella società, utilizzando una grande varietà di materiali: inox, legno, plexiglass, resine, poliuretano.

Dal 1960 esplora le possibilità offerte da media artistici non convenzionali; in seguito a esperimenti suggeriti dal funzionamento di macchinari e materiali utilizzati nell’ambiente giornalistico, nonché dalla riflessione insieme sarcastica e polemica sull’attualità, stampa le Sequenze tipografiche, che lo conducono alla sperimentazione plastica.
Si segnalano in particolare i Juke Box, i Totem, le Ombre solide, in legno, polistirolo, acciaio e plexiglass, che testimoniano la sua grande varietà di approcci alla scultura.
Negli anni Settanta realizza il Giudizio Universale, ampia riflessione pittorica e plastica sull’affresco michelangiolesco articolata in diverse serie: Vestizioni, Imballaggi, Multibattista, Trombe del Giudizio.
Nel 1975 compone il “Concerto per piano regolatore generale del pianeta terra”, performance in cui razionalizza fino all’eccesso la forma del globo terrestre, considerando quella attuale non più adatta alle esigenze della contemporaneità e proponendo una forma cubica a più facce.
Al 1975 risale la prima opera di grandi dimensioni in cemento, Studentessa, collocata nel giardino della scuola media astigiana Martiri della Libertà.
Miroglio adotta la tecnica del getto di calcestruzzo in forma persa di polistirolo espanso. Con la medesima tecnica, porta a compimento i monumenti alla resistenza italo – jugoslava, a Velenje e  a Skorno, in Slovenia.
Negli stessi anni, nell’ambito del movimento che faceva capo a Franco Basaglia ottiene il ricovero volontario presso l’ospedale psichiatrico di Mombello a Limbiate. Nel corso di dieci giorni, insieme al musicista Gianni Bergamelli, stimola i ricoverati a dipingere una tela di 25 metri. Questa iniziativa suscita interesse e sollecita interventi a favore della chiusura degli ospedali psichiatrici.
Collabora alla RAI Radiouno con trasmissioni per i programmi sperimentali Fonosfera e Audiobox, condotti da Armando Adolgiso e Pinotto Fava.  Con il Teatro del Magopovero e la regia di Luciano Nattino  mette in scena il suo “Concerto per Piano regolatore”
Assume la direzione artistica dell’Arazzeria Montalbano e pubblica il Bollettino della Vittoria, un foglio letterario, contenitore di poesia visiva e mail art, curiosa contaminazione tra cultura e satira, serietà e aperta ironia, definita da Sebastiano Vassalli “tra le più interessanti riviste letterarie del tempo”.
Dal 1986 al 1991 è direttore responsabile e collaboratore del Palinsesto, periodico d’informazione della Biblioteca Astense e tiene la rubrica settimanale Parola d’artista sull’edizione astigiana de La Stampa.
Altre sue opere sono presenti nel panorama artistico astigiano. Il grande arazzo “I due soli” fa da sfondo al salone delle manifestazioni della sede centrale della Banca di Asti in piazza Libertà. La famiglia Miroglio-Goslino ha allestito un ricco archivio storico-artistico  e numerose altri astigiani custodiscono sue opere a testimonianza di una presenza artistica   che arricchisce Asti.
Per la sua attività di animatore culturale è stata intitolata a “Valerio Miroglio” la scuola materna di via La Marmora.